La musiche la si sint
par naturàl istint ...
Colugna è al confine del Comune di Tavagnacco: di qua Colugna con il campanile della Chiesa di Pietro e Paolo, di là il Comune di Udine con la Chiesa di Sant'Antonio della borgata cittadina dei Rizzi. C'è un confine amministrativo, ma le due borgate crescono insieme con molti dei loro abitanti pendolari per lavoro in città e occupati nei primi stabilimenti industriali sorti nelle vicinanze nell'ultimo ventennio dell'Ottocento. All'inízio sono i frati del piccolo convento di Colugna a soccorrere le famiglie dei lavoratori in difficoltà, ma poi subentra lo spontaneo spirito di difesa che fa nascere sodalizi mutualistici, cooperative, leghe tra operai e contadini.
Il 24 giugno 1895 si forma a Colugna la Società Filarmonica e Corale, di mutuo soccorso ed istruzione, che si realizza con la fusione dei preesistenti gruppo corale e banda musicale. È la prima "luce culturale" che dovrà illuminare per quasi un secolo lo sviluppo delle comunità di Colugna e dei Rizzi.
Due comunità in continuo fermento dovuto anche alla progressiva formazione della civiltà industriale. Nella stessa piccola Colugna le iniziative spesso si accavallano con un certo spirito di emulazione, frammisto alla piccola polemica paesana. Ricordiamo un episodio entrato nella cronaca.
Nel luglio del 1913, in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Verdi, Colugna programma tre giorni di gran festa e lo scoprimento dei busto dedicato al celebre musicisa nel cortiletto delle scuole elementari. Alla domenica c'è il gran ballo con l'orchestra del maestro Marcotti della «Rotonda» di Udine. Che ci sia stato sempre a Colugna spirito di contestazione lo si capisce dalle note di cronaca apparsa sul giornale «Patria del Friuli»: «Il ballo continuò fin tardi: e non è meraviglia, perchè l'orologio del campanile è fermo, non volendosi dare le chiavi per montarlo al santese vecchio, mentre il nuovo santese è riconosciuto ufficialmente. Piccola disarmonia nell'armonia del paese!».
La Filarmonica è il primo esempio di solidarietà e socialità paesana, perchè vive autonomamente, viene finanziata dai soci e dagli stessi musicanti; non manca, però, l'intervento paternalistico del più importante latifondista della zona del Cormôr e testimone di un'impresa edile, Leonida Rizzani di Feletto. E Rizzani per la sua munificenza diventa prima socio benemerito e poi presidente onorario della Filarmonica.
Appena diciassettenne con il diploma di ragioniere conseguito all'Istituto Tecnico «Zanon» di Udine, Luigi Bon, figlio di un commerciante di prodotti alimentari di Colugna, inizia la sua carriera presso la Banca di Udine che lo porterà con sessantadue anni di attività, ai vertici più alti della dirigenza di quella che diventerà poi la Banca del Friuli. Sarà un manager della finanza di chiara dottrina e altissimo costume morale. Ma la gente di Colugna lo scopre però suo leader sin da giovane e lo vuole presidente della Filarmonica, cui si affiancano ben presto la Filodrammatica e poi la biblioteca circolante. Negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale la gente di Colugna lavora per il 34 per cento nell'industria, per il 30 per cento nell'agricoltura, per il 25 per cento nell'artigianato, e per l'11 1 per cento nei servizi. Evidentemente c'è una necessità di migliorare le condizioni di vita con una migliore istruzione professionale e una serena occupazione del tempo libero. E nel 1923 Bon fonda la scuola professionale di disegno.
Corrono i tempi di una certa ostilità tra Stato e Chiesa e a Colugna negli anni '20 è viva la concorrenza tra le istituzioni civili e quelle clericali: così sorge una filodrammatica parrocchiale e anche una squadra di calcio parrocchiale. Luigi Bon per dare una immagine solida e unica delle istituzioni civili, di cui è presidente (corpo bandistico, scuola di disegno, scuola di cucito, filodrammatica, biblioteca, asilo infantile) fonda un'associazione con varie sezioni, ognuna con un responsabile.
Nasce così nel 1925 l'Associazione delle istituzioni di beneficenza ed istruzione di Colugna e dei Rizzi. É Bon a trovare i fondi per l'acquisto del terreno su cui costruire la sede sociale con scuole professionali, asilo infantile e un bel teatro, omaggio gentile alla vocazione teatrale e musicale della gente e, in particolare, a Irma Blarzino, primadonna della Filodrammatica.
La nuova associazione aderirà all'Opera Nazionale Dopolavoro (Ond), organizzazione dopolavoristica del regime fascista.
L'idea di un centro sociale polifunzionale riescesce a mobilitare tutta la popolazione di Colugna e dei Rizzi, che si incontra alla sera e nei giorni festivi per dividersi i compiti: i contadini con i carri raccolgono ghiaia e sassi nel Torre e nel Cormor, i manovali formano i blocchi di cemento, mentre i muratori edificano. Il medico condotto Lodovico Castellani diventa impresario edile, Luigi Rizzi, consigliere comunale a Udine, in rappresentanza della frazione dei Rizzi, progetta la costruzione e si fa direttore tecnico dei lavori. Dimostrando uno spiccato spirito di indipendenza ed iniziativa nel giro di un anno la popolazione di Colugna costruisce un ampio fabbricato di stile liberty con un teatro, vanto dell'intera comunità. L'interno è composto di due sale a piano terreno: una ad uso asilo, l'altra, più ampia, a teatro; le sale superiori sono destinate alla biblioteca ricca di duemila volumi e alla scuola professionale di disegno conil materiale didattico donato dal Cotonificio Udinese. Il teatro comprende un vasto palcoscenico, una loggia superiore e vani annessi, capienza 105 persone; il velario e l'arredamento sono opera del tappezziere udinese Carlo Mattiussi. Spicca «veramente regale» al centro della sala del teatro un lampadario scolpito in legno e oro, opera del maestro della scuola di disegno, Salvatore Rizzi. Nel vestibolo e nella prima sala si possono, poi, ammiraredue lampadari in ferro battuto offerti dall'artigiano Antonio Dell'Oste e un'altra lampada in ferro battuto è opera di un giovane di Rizzi, Mindotti, allievo di quel grande artigiano udinese, che si chiama Alberto Calligaris.
Domenica 27 giugno 1926 alla vigilia della ricorrenza di San Pietro e Paolo, patroni di Colugna, l'inaugurazione.
«Un festoso scampanio dei campanili delle due chiese di Rizzi e Colugna annuncia l'inizio di una solenne cerimonia: l'inaugurazione della nuova munifica sede delle Istituzioni di beneficienza e di istruzione, che affratellano in semplice e solidale concordia le popolazioni dei due paesi contermini. Alle 9,30 giunge a Colugna l'Arcivescovo, Anastasio Rossi per la benedizione dell'edificio.
È ricevuto da tutta la popolazione locale con in testa il presidente Luigi Bon. Si forma un imponente corteo che, preceduto dalla banda, di cui è provetto ed appassionato direttore il maestro Giuseppe Lirussi, attraversa il paese e giunge nel magnifico piazzale dedicato a Giuseppe Verdi ove sorge il fabbricato. Qui gli ospiti sono ricevuti dal dottore Lodovico Castellani e dai membri del consiglio di amministrazione. Tra un allegro scampanio risuonano applaudite le note della Marcia Reale e, quindi, c'è il discorso di Bon, che fa la storia dell'Associazione da lui presieduta.
E l'Arcivescovo plaude alle istituzioni promosse dalla Filarmonica; rileva come da essa dipendano i capisaldi del benessere sociale e cioè: educazione istruzione, lavoro e risparmio. Segue «una visita» alle varie sale dell'edificio e quindi alle autorità è servito un signorile rinfresco durante il quale vengono rinnovati i più fervidi voti per il sempre maggior incremento di così benefiche istituzioni.
Nel pomeriggio si svolgono con intervento di numeroso pubblico, venuto anche dalla città i festeggiamenti popolari rallegrati tanto a Colugna come ai Rizzi dalle bande di Colugna e di Plaino e dal Corpo Corale.
Alla sera l'inaugurazione della sala teatrale, con la recita da parte della ottima compagnia della Filologica della bella commedia «Par la Patrie» e di un indovinato monologo della farsa «Un truc di gnôve date». Tutti i provetti artisti sono calorosamente applauditi da un affollatissimo pubblico che gremisce il teatro.
Dopo lo spettacolo viene offerta una sontuosa cena nella sala del ristorante da Giacinto Lazzarini.
L'animazione dura fino a tarda notte così a Colugna come ai Rizzi, i due paesi uniti in così mirabile concordia di intenti e di nobili aspirazioni» (dal «Giornale del Friuli» del 29 giugno 1926).
Il 6 novembre 1936 su proposta del vice direttore della Banca del Friuli, Giuseppe Zilio si forma un fondo in denaro per il sostegno delle Istituzioni di Colugna. La proposta avviene per festeggiare i trent'anni di anzianità di servizio del direttore Luigi Bon, che è presidente, pure da un trentennio, delle Istituzioni di Colugna e Rizzi. La Banca del Friuli mette a disposizione del fondo 2000 lire e 1000 lire le mette l'amministrazione del Cotonificio Udinese: a queste offerte si uniscono i dipendenti della Banca con una lira ciascuno. Con l'offerta conclusiva di 2000 lire da parte di Bon sorge la Fondazione che prende il nome dello stesso fondatore Luigi Bon: capitale versato 7000 lire, investito poi in titoli di «Rendita Italiana 5%» e più tardi in azioni della «Friuli».
«Tutte le ulteriori assegnazioni periodicamente fatte dal fondatore in conto capitale andranno ad aumentare il patrimonio della Fondazione e soltanto le rendite potranno essere spese per gli scopi dell'Ente». Da esperto e avveduto dirigente della Banca del Friuli, trasferisce nel patrimonio della Fondazione anche la sua grande fiducia sulla banca e sul deposito a risparmio. «Il risparmio - scrive Bon - è un fattore dinamico del progresso economico, capace di creare nuovo risparmio nel rispetto della formula: produrre di più per consumare di più e risparmiare di più».
Il denaro - secondo lui - va affidato alla banca, perchè esso lo possa destinare con oculata prudenza a utili e sane iniziative, nell'interesse generale. Parole sante e ben rispettate, se la Fondazione potrà acquistare nel 1938 nuovi terreni e costruire nuovi edifici per altre sette aule per le scuole e l'asilo.
Sono tali e tante le garanzie e la fiducia degli amministratori che non ci si preoccupa di ufficializzare per la Fondazione e l'Associazione il riconoscimento giuridico. Solamente quando si corre il grave rischio che tutti i beni mobili ed immobili vengano trasferiti d'autorità all'Ente Comunale di Assistenza si inizia la pratica del riconoscimento giuridico di Ente morale con autonomia patrimoniale. «Trasformarsi da proprietari ad affittuari sarebbe davvero sconfortante» scrive Bon e tramite l'appoggio del Provveditore agli Studi, Ciro Bortolotti, molto conosciuto tra gli studenti dell'Istituto Tecnico «Zanon» di Udine, fucina di bravi ragionieri ed amministratori, la causa di Bon viene caldamente perorata a Roma presso il Ministero dell'educazione nazionale.
Soltanto con Regio Decreto del 24 maggio 1943, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 150 del 1 luglio 1943, il riconoscimento giuridico arriva, firmato Vittorio Emanuele III, re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia.
Così nasce l'Ente «Istituzioni di educazione ed istruzione professionale - Fondazione Luigi Bon» di Colugna di Tavagnacco (art. 1 dello Statúto) con lo scopo di curare e diffondere l'istruzione professionale e l'educazione a favore degli operai, artigiani, dei rurali e dell'infanzia. «L'ente mantiene per il raggiungimento dei suoi fini (art. 2 dello Statuto) corsi maschili di disegno e cultura professionale, una scuola femminile di economia domestica, cucito, taglio e ricamo, un asilo infantile.
Inoltre, ricollegandosi alle sue originarie tradizioni culturali, mantiene, nei limiti del proprio bilancio, con organizzazione a carattere dopolavoristico, una scuola di musica, un corpo bandisti- co, una sala di lettura e biblioteca circolante, una sezione filodrammatica, una sezione sportiva, una sezione rurale.
Con deliberazione degli organi competenti e subordinatamente alle disponibilità del bilancio, dopo aver assicurato il funzionamento dei corsi di cui al 1 o comma del presente articolo, potranno essere attuate altre iniziative aventi sempre lo scopo di elevare moralmente e spiritualmente le classi lavoratrici, secondo i principi dello Stato fascista.
L'Ente (art. 4 dello Statuto), per il raggiungimento dei suoi scopi, dispone dei seguenti mezzi:
Fondazione Luigi Bon -
Via Patrioti, 29
33010 - Colugna di Tavagnacco (UD)
P. IVA 01614080305
C.F. 80002530303
T +39 0432 543049
F +39 0432 410706
info@fondazionebon.com