Segreteria

Fondazione Luigi Bon
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Biglietteria 2017/2018

RINNOVO ABBONAMENTI
Dal 11 al 23 ottobre RINNOVO ABBONAMENTI
Dal 26 ottobre al 6 novembre SOTTOSCRIZIONE NUOVI ABBONAMENTI

ORARIO BIGLIETTERIA

dal lunedì al venerdì
dalle 15.00 alle 18.30.

Le sere di spettacolo la biglietteria del teatro dove si svolge la rappresentazione apre 45 minuti prima dell’inizio.

 

Prezzi Spettacoli

Dal 7 novembre
PRENOTAZIONI E ACQUISTO BIGLIETTI
Dal 4 dicembre PRENOTAZIONI E ACQUISTO BIGLIETTI solo per il concerto di Grigory Sokolov

MUSICA
Concerti del 13 novembre, 14 dicembre e 25 aprile intero € 25 – ridotto € 22 – under18 € 10

Concerti del 24 novembre, 21 gennaio, 19 febbraio, 9 marzo e 9 maggio intero € 20 – ridotto € 17 – under18 € 10

 

PROSA
Spettacolo del 20 dicembre intero € 20 – ridotto € 17 – under18 € 10

Spettacoli del 18 novembre, 10 dicembre, 18 gennaio, 24 febbraio e 20 marzo intero € 18 –ridotto € 15 – under18 € 10

 

DOMENICHE AL BON
Invit a teatri
Biglietto unico intero o ridotto € 5

 

GRIGORY SOKOLOV pianoforte
8 febbraio ’18
CONCERTO FUORI ABBONAMENTO
Intero € 30, Ridotto € 25, Under 18 € 10
Prenotazioni e acquisto biglietti dal 4 dicembre

Abbonamenti

Abbonamenti Musica
intero € 150 – ridotto € 128

Abbonamenti Prosa
intero € 90 – ridotto € 75

Abbonamento musica + prosa 
intero € 215 – ridotto € 180

Riduzione per residenti Comune di Tavagnacco e Comune di Pagnacco, studenti universitari, circoli e associazioni convenzionate.

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19 novembre 2017, ore 17:00, Teatro Luigi Bon

No ducj i laris a vegnin par fâ dam

di Dario Fo
Attori Sergio Macuglia, Linda Picco, Sandro De Candido, Francesca Agostinis, Maria Grazia Chiapolino, Marco Pischiutti, Dennis Iob
Regia di Francesca Agostinis
Scenografie di Elio Maria Basso
Traduzioni di Linda Picco
Luci e audio di Formadi cui baus

Un ladro entra di nascosto in una casa borghese, ma i suoi progetti sono interrotti da una telefonata di sua moglie rompiscatole, che conosce i piani dell’uomo. Pare dunque che non sia destino che il furto vada a buon fine e di fatto la scena si anima subito di tanti altri personaggi che si aggiungono uno all’altro nella costruzione di una rete intricata di rapporti e di ruoli. Prende vita così una commedia giocata su imprevisti e malintesi – termine che torna in maniera costante nel testo – che si susseguono in una schiera sempre più intricata di scenette paradossali tra donne vere e donne finte, tra amanti, minacce a mano armata, falsità e bugie, formando un gomitolo che si aggroviglia sempre di più e non si riesce più a sciogliere. Questa farsa di Dario Fo, dal 1957, e ironizza sulla borghesia del tempo: ciascuno dei protagonisti ha qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi, tanto che il vero malvivente, il ladro, alla fine è l’unico a essere sincero

26 novembre 2017, ore 17:00, Teatro Luigi Bon

BALIS

Personaggi e Interpreti:
Nelly Angela De Monte – Onorino Enzo Spadavecchia
Direttrice Claudia Sant – Furio Sandro Zampa
Brigitte Elda De Rosa – Maurizio Andrea Pividori
Marisol Debora Bertoli – Samantha Debora Oro
Teodoro Jonathan Cook
Luci e Suoni Dimitri Di Luch
Effetti speciali Mario Pensa
Scenografie Dario Di Luch
Regia della compagnia

Onorino, stimato politico regionale, sposato con Nelly, si è invaghito di un’avvenente collega.
Riuscirà il nostro, con l’aiuto del suo fidato segretario personale, a “concretizzare” questa liaison senza farsi scoprire dalla moglie?
Un hotel triestino a quattro stelle e due sue trafficate camere attigue saranno teatro di continui ed esilaranti colpi di scena.

03 dicembre 2017, ore 17:00, Teatro Luigi Bon

CATINE SHOW

di e con Catine

Catine show è uno spettacolo in friulano e in italiano. Prima parte, Catine e le sue donne, ognuna con le sue peculiarità e ognuna impegnata nelle proprie battaglie quotidiane. Nella seconda parte, Catine e la sua storia di emigrante: la partenza dalla Basilicata, l’arrivo in Friuli, le differenze, i confronti, l’impatto con la Marilenghe, una lingua che ha imparato ad amare e che vista “da fuori” ha dei risvolti comici inaspettati e sorprendenti. Buon divertimento.

13 novembre 2017, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Quartetto d’archi della Scala

Giuseppe Verdi Quartetto in mi minore
Ludwig van Beethoven Grande fuga op. 133 in si bemolle maggiore
Johannes Brahms Quintetto per pianoforte e archi op. 34 in fa minore

La prima formazione del Quartetto d’archi della Scala risale al 1953.
Il Quartetto d’archi della Scala ha tenuto numerosi concerti per alcune tra le più prestigiose associazioni concertistiche in Italia e all’estero (Brasile, Argentina, Uruguay, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna,  Austria,  ecc.).
Ha collaborato con pianisti del calibro di B. Canino, J. Swann,  A. Hewitt, P. Restani e B. Campanella oltre ad artisti del calibro di E. Pahud, E. Dindo ed il tenore J. Carreras.Numerose le prime esecuzioni di compositori contemporanei quali Boccadoro, Campogrande, Francesconi, Digesu, Betta e Vlad. Ha inciso per l’ etichetta DAD, Fone’, per la rivista musicale Amadeus. Nel 2008 fanno il loro esordio al prestigioso Mozarteum di Salisburgo e nello stesso anno ricevono il premio “Città di Como” per i loro impegni artistici. Nel 2011 il loro disco dedicato ai piano quintetti di  Brahms e Schumann registrato per la Decca è stato recensito 5 stelle cd Amadeus dalla omonima rivista.

Giuseppe Andaloro è vincitore del primo premio e di tutti i premi speciali presso alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali per pianoforte (London World, Sendai International, Hong Kong International, Porto International, Internazionale “F, Busoni” di Bolzano), nel 2005 è stato premiato per “Meriti Artistici” dal Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali. Svolge intensa attività concertistica ospite di importanti festival (Salzburger Festspiele, Ruhr Klavier, Spoleto Due Mondi, Bucarest Enescu, Ravello, Hong Kong Chopin Festival, Chopin Festival…) e presso le più prestigiose sale del mondo (Teatro La Scala di Milano, Teatro San Carlo di Napoli, Sala Santa Cecilia di Roma, Mozarteum Großes Saal di Salisburgo, Salle Gaveau di Parigi, Royal Festival Hall e Queen Elisabeth Hall di Londra, Konzerthaus di Berlino, Sumida Triphony Hall di Tokyo, Concert Hall di Hong Kong). Si è esibito come solista con orchestre di prima grandezza e collaborando con direttori come V. Ashkenazy, G. Noseda, e con artisti quali S. Chang, G. Sollima, S. Krylov, J. Malkovich.

24 novembre 2017, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Stefano Andreatta

Domenico Scarlatti Sonata in re minore K 213
Franz Schubert Klavierstuck D 946 n. 1
Ludwig van Beethoven Sonata quasi una fantasia in mi bemolle maggiore op. 27 n. 1
Franz Liszt Grande Etude de Paganini n. 3 “La Campanella”
Robert Schumann Tre Romanze op. 28
Sergej Rachmaninov Sonata in si bemolle minore op. 36 n. 2

Stefano Andreatta nasce nel 1991. Inizia giovanissimo lo studio della musica e del pianoforte con il padre e dal 2003 al 2011 frequenta i corsi musicali ordinamentali al Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto.

Nel 2010 consegue brillantemente la maturità scientifica e nel 2011 il diploma accademico in pianoforte con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore, nella classe del M° Francesco Bencivenga. Nel 2012 è selezionato dalla Music Academy of the West di Santa Barbara (California), all’interno della quale studia e collabora col M° Jerome Lowenthal, titolare presso la Julliard School di New York. Negli anni seguenti si perfeziona con i Maestri Riccardo Risaliti e Anna Kravchenko. Consegue inoltre il diploma accademico di secondo livello con il massimo dei voti e la lode, con una tesi sulla didattica musicale e pianistica nella Russia sovietica.

Debutta in qualità di solista con l’orchestra nel 2007, interpretando il Concerto per pianoforte n. 1 di L. van Beethoven e l’anno successivo il Concerto K 414 di W. A. Mozart.

Fin dai primi anni di studio ottiene primi premi assoluti in concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali: “Città di Cesenatico”, Povoletto (Udine), S. Bartolomeo (Imperia), “C. Vidusso” di Milano.

Nel 2011 è il vincitore del “Premio Lamberto Brunelli”, riservato ai migliori diplomati d’Italia. Lo stesso anno si aggiudica il terzo premio al Concorso Pianistico Internazionale “Premio Chopin” di Roma; unico concorrente europeo in finale, riceve un riconoscimento speciale dalla Presidenza della Camera dei Deputati.

Nel 2012 ottiene il terzo premio e il premio speciale “Amici della Musica di Padova” al Concorso Pianistico Internazionale “Guido Alberto Fano”. Risulta inoltre, negli USA, uno dei tre pianisti finalisti della West Academy Concerto Competition.

Nel 2016 è il vincitore del Concorso Pianistico Internazionale “Piano-FVG” (Friuli Venezia Giulia), ricevendo anche i premi speciali per le migliori esecuzioni della sonata di Beethoven e del brano del ‘900. Lo stesso anno è tra i vincitori del concorso di Stato per esami e titoli a cattedre, per le classi di strumento AJ55 e AJ56.

Nel 2017 registra un Cd per l’etichetta KNS Classical e si aggiudica il terzo premio al Concorso Pianistico Internazionale di Montréal.

Da alcuni anni insegna pianoforte presso Istituti musicali convenzionati con i Conservatori di musica. Dal 2017 è docente titolare di cattedra presso il Liceo Musicale Giorgione di Castelfranco Veneto.

Svolge attività concertistica in Italia e all’estero. Si è esibito come solista con orchestre quali: Orchestra di Padova e del Veneto, Orchestra Filarmonia Veneta “G. F. Malipiero”, Nova Amadeus Chamber Orchestra, Orchestra Filarmonica “Mihail Jora” di Bacau, Orchestre Symphonique de Montréal, Astana Symphony Orchestra.

Attualmente si perfeziona col M° Massimiliano Ferrati e, dal 2016, presso la Royal Danish Academy of Music di Copenaghen, nella classe del M° Niklas Sivelov.

 

14 dicembre 2017, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Giovanni Sollima

Giovanni Sollima Improvvisazione
Franz Joseph Haydn Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello ed orchestra Hob:VIIb:2
Antonin Dvoràk Serenata per archi in mi maggiore, op. 22 (B. 52)

Giovanni Sollima è un vero virtuoso del violoncello. Suonare per lui non è un fine, ma un mezzo per comunicare con il mondo. È un compositore fuori dal comune, che grazie all’empatia che instaura con lo strumento e con le sue emozioni e sensazioni, comunica attraverso una musica unica nel suo genere, dai ritmi mediterranei, con una vena melodica tipicamente italiana, ma che nel contempo riesce a raccogliere tutte le epoche, dal barocco al “metal”. Scrive soprattutto per il violoncello e contribuisce in modo determinante alla creazione continua di nuovi repertorio per il suo strumento. Nasce a Palermo da una famiglia di musicisti. Studia violoncello con Giovanni Perriera e Antonio Janigro e composizione con il padre Eliodoro Sollima e Milko Kelemen. Per la danza collabora, tra gli altri, con Karole Armitage e Carolyn Carlson, per il teatro con Bob Wilson, Alessandro Baricco e Peter Stein e per il cinema con Marco Tullio Giordana, Peter Greenaway, John Turturro e Lasse Gjertsen. Insieme al compositore-violoncellista Enrico Melozzi, ha dato vita al progetto dei 100 violoncelli. Musicisti di età e formazione diversa, interscambio tra culture e livelli differenti, laboratorio permanente. Tra i CD di Giovanni “Works”, “We Were Trees”, “Neapolitain Concertos”, “Caravaggio”, “Aquilarco”, “Onyricon”. In primavera l’uscita del nuovo disco per la Decca “A Clandestine Night in Rome” con l’Orchestra Notturna Clandestina e il secondo disco dedicato all’integrale dell‘ opera per violoncello di Giovanni Battista Costanzi per Glossa Music. Giovanni Sollima insegna presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma e alla Fondazione Romanini di Brescia. Suona un violoncello Francesco Ruggeri fatto a Cremona nel 1679.

L’Accademia d’archi Arrigoni può vantare, all’interno del suo organico, la presenza di diversi vincitori di concorsi violinistici nazionali e internazionali. Ha già al suo attivo molti concerti nel Friuli Venezia Giulia, in Veneto, ed è stata invitata a partecipare a numerosi Festival, ha collaborato con artisti quali Luca Vignali, Stefano Rava, Lea Birringer, Enrico Bronzi, Simone Briatore, Vladimir Mendelssohn, Svetlana Makarova, Pavel Vernikov e Natalia Gutman. Ha registrato un CD per l’etichetta Amadeus con musiche del “Mendelssohn Giovanile”, e con l’etichetta GDM . È del luglio 2014 l’uscita di un cd allegato alla prestigiosa rivista di musica classica Amadeus , uscito poi con distribuzione Internazionale per l’etichetta Brilliant.

21 gennaio 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Trio des Alpes

Antonín Dvorák Trio in mi minore op. 90 “Dumky”
Dmitrij Šostakovič Trio in mi minore op. 67

“Individualmente ottimi, ma ancor più efficaci nell’azione d’insieme“ scriveva la Gazzetta di Mantova in occasione di un concerto tenuto dalla formazione italo-svizzera “Trio des Alpes” presso il Teatro Monteverdi di quella città. Questa è certamente una delle peculiarità di questa formazione: tre personalità di spicco riunite con l’intento di raggiungere l’essenza di ciò che la musica da camera richiede, cioè di fondere in un dialogo comune personalità musicali distinte al fine di ottenere un unico corpo sonoro.

Hana Kotkovà è stata definita “solista sublime” sul New York Times. E di una violinista “seducente, ricca di meraviglie” ha parlato The Strad in occasione della prima esecuzione americana, nel 2012, di “Violin and Orchestra” di Morton Feldman al Lincoln Center di New York, città che già l’aveva vista esordire l’anno precedente alla Carnegie Hall. Fra i numerosi riconoscimenti la vittoria al prestigioso Concorso internazionale “Primavera di Praga”. Di primo piano il suo impegno in ambito cameristico, in particolare con il Trio Smetana di Praga nei primi anni 2000.
Claude Hauri è stato primo violoncello in varie formazioni, dall’Orchestra Giovanile Mondiale in tenera età, a formazioni dedite in particolare alla musica contemporanea quali l’“Ensemble Algoritmo“ di Roma o l’Ensemble “Nuovo Contrappunto“ di Firenze, divenendo uno degli interpreti di riferimento per tale repertorio.
Il pianista Corrado Greco contribuisce in maniera fondamentale alla musicalità del Trio, anche grazie alle sue numerose esperienze cameristiche con partner illustri quali Bruno Canino, Arturo e Rodolfo Bonucci, Mario Ancillotti, Giovanni Sollima, Mario Caroli, Massimo Quarta, Lorna Windsor e con membri dei Berliner Philharmoniker.

Il successo e i riconoscimenti ottenuti finora dimostrano la validità di tale lavoro: il Trio si è esibito in importanti Festival europei quali il Ljubljana Festival, Nancyphonies, Alba Music Festival, Piano Echos e per Associazioni prestigiose quali la Società della Musica di Mantova e le Settimane musicali internazionali di Alghero. A partire dal 2011 il Trio ha effettuato tournée negli Stati Uniti, in Brasile, Spagna, Italia, Austria e Svizzera. L’anno 2015 ha infine visto la pubblicazione del primo CD per l’etichetta Dynamic intitolato “XX Century Women Composers” con le musiche di Beach, Boulanger e Clarke. Il CD ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti tra cui spiccano le 5 stelle del mensile specializzato “Musica” e la recensione della prestigiosa rivista Grammophone.


Con il sostegno di

08 febbraio 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Grigory Sokolov

Concerto fuori abbonamento

L’unica, irripetibile natura della musica suonata dal vivo è centrale per la comprensione della bellezza espressiva e dell’irresistibile onestà dell’arte di Grigory Sokolov le poetiche interpretazioni del pianista russo, che prendono vita durante l’esecuzione con un’intensità mistica, scaturiscono dalla profonda conoscenza delle opere che fanno parte del suo vasto repertorio.

I programmi dei suoi recital abbracciano ogni cosa, dalle trascrizioni della polifonia sacra medievale e dai lavori per tastiera di Byrd, Couperin, Rameau, Froberger e Bach a tutto il repertorio classico e romantico con particolare attenzione a Beethoven, Schubert, Schumann, Chopin, Brahms e alle composizioni di riferimento del XX secolo di Prokofiev, Ravel, Scriabin, Rachmaninov, Schönberg e Stravinskij.

Tra gli amanti del pianoforte è ampiamente considerato uno dei massimi pianisti di oggi, un artista ammirato per la sua introspezione visionaria, la sua ipnotica spontaneità e la sua devozione senza compromessi alla musica.
Grigory Sokolov è nato a Leningrado e ha intrapreso gli studi musicali all’età di cinque anni, e due anni più tardi, ha cominciato gli studi con Liya Zelikhman alla Scuola Centrale Speciale del Conservatorio di Leningrado.
A 12 anni ha tenuto il suo primo recital pubblico e il suo prodigioso talento è stato riconosciuto nel 1966 quando, a soli sedici anni, è diventato il più giovane musicista di sempre a vincere il 1° Premio al Concorso Internazionale Cajkovskij di Mosca. Mentre Sokolov intraprendeva grandi tour di concerti negli Stati Uniti e in Giappone negli anni Settanta, il suo talento si è evoluto ed è maturato lontano dai riflettori dei media internazionali. Si è esibito con le maggiori orchestre, tra cui la New York Philharmonic, Royal Concertgebouw di Amsterdam, Philharmonia di Londra, Orchestra della Scala, Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese e l’Orchestra Filarmonica di Monaco, prima di decidere di dedicarsi esclusivamente al recital per pianoforte solo.
Sokolov tiene circa settanta concerti ogni stagione, immergendosi completamente in un singolo programma e presentandolo in tutte le principali sale d’Europa.
A differenza di molti pianisti nutre un profondo interesse e una estrema conoscenza tecnica dei pianoforti che suona. Prima di ogni esibizione è solito passare molte ore di studio sul palcoscenico per capire la personalità e le possibilità dello strumento con cui dovrà condividere il momento del concerto.

19 febbraio 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Claude de France

Nuit d’étoiles (1880) (testo: Théodore de Banville)
L’âme évaporée (1891) (testo: Paul Bourget)
Chansons de Bilitis (1897) (testo: Pierre Louïs)
Fêtes Galantes I (1882) e Ariettes oubliées (1903) (testo: Paul Verlaine)
Trois poèmes de Stéphane Mallarmé (1913) (testo: Stéphane Mallarmé)

Debussy era poco più che un ragazzo, studiava al Conservatorio di Parigi senza troppo successo ma, quasi in segreto, scriveva delle liriche di rara bellezza destinate ad una dama della buona borghesia parigina fornita di una bellissima voce di soprano leggero e di uno charme un po’ civettuolo che riuscì a incatenare il cuore e i sensi di quel musicista in erba. Tra queste liriche, che paiono spesso frementi dichiarazioni d’amore, si trovano i primi capolavori di Debussy. Vi si riconosce qualcosa di inconfondibilmente fluido ed elegante che irradia già un poco di quello splendore che avvolgerà parecchi anni dopo i capolavori di “Claude de France”. Queste liriche costituiscono una specie di diario intimo e profondo che vale la pena di narrare, rievocare ed ascoltare, poiché sorpresa e meraviglia ci attendono ad ogni battuta.

Enzo Restagno, critico e storico della musica, è stato per trent’anni il direttore artistico di Torino Settembre Musica e Mito. È autore di numerosi saggi su compositori de novecento, tra cui Nono, Berio, Reich, Ligeti e Henze. Per “Il saggiatore” ha scritto Ravel e l’anima delle cose (2009), Schonberg e Stravinsky ( 2014), e curato, fra gli altri, Arvo Pärt allo specchio (2006).
Lorna Windsor si è formata alla Guildhall School of Music & Drama di Londra studiando canto, viola e pianoforte. Si è poi perfezionata con Elisabeth Schwarzkopf, Gérard Souzay e Hans Hotter. In virtù di un approccio aperto e di un’ampia prospettiva stilistico-musicale, la sua carriera segue sin dall’inizio strade parallele: dall’opera lirica al teatro di prosa, passando per il recital e la musica da camera, il repertorio barocco e quello contemporaneo. È regolarmente ospite dei più importanti teatri guidata dai più famosi direttori.
Antonio Ballista è pianista, clavicembalista e direttore d’orchestra. Dall’inizio della carriera non ha posto restrizioni alla propria curiosità, dedicandosi all’approfondimento delle espressioni musicali più diverse. Ha suonato sotto la direzione di Abbado, Bertini, Boulez, Brüggen, Chailly, Maderna e Muti e con orchestre ed ensembles quali: i Wiener Philharmoniker, i solisti dei Berliner Philharmoniker, la Filarmonica d’Israele, l’Orchestra del Concertgebouw, dell’Orchestra del Teatro alla Scala, la London Symphony, l’Orchestre de Paris, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e Orchestre BBC.

09 marzo 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Zurich Ensemble

W. A. Mozart Trio in mi bemolle maggiore K 498 (Kegelstatt-Trio)
J. Brahms Sonata n. 2 op. 120 in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte
R. Clarke Preludio, allegro e pastorale per clarinetto e viola
C. Reinecke Trio in la maggiore op. 264

Lo Zurich Ensemble nasce nel 2012 con lo scopo di riunire alcuni tra i più importanti musicisti solisti e cameristi in formazione che variano a seconda del repertorio. La versatilità di questo ensemble permette esecuzioni che vanno dal periodo classico al contemporaneo. Ne fanno parte per questa serata:

Fabio Di Càsola vincitore a soli 23 anni del primo premio al concorso CIEM di Ginevra. Poco dopo è stato invitato in diversi festival internazionali, tra cui il Festival di Berlino sotto la guida di C. Abbado, il Festival Evian con M. Rostropovich e il Festival di Lockenhaus con G. Kremer. Ha inoltre vinto il Grand Prix Patek Philippe, il “Prix Suisse” per la Musica Contemporanea e il Concorso Internazionale di Musica Contemporanea di Stresa. Nel 1998 è stato “Musicista svizzero dell’anno”. Ha pubblicato due CD di musica da camera per la SONY, seguiti poi, nel 2009, da un CD orchestrale con opere per clarinetto di Weber.
Alfredo Zamarra nella stagione 1995-96 è stato invitato dalla Gustav Mahler Orchestra come prima parte, suonando con C. Abbado e B. Haitink. Ha ricoperto lo stesso ruolo nell’Orchestra da Camera Italiana su invito di S. Accardo. Attualmente è prima viola dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. Come solista ha più volte eseguito i concerti di Bartok, Hoffmeister, la Sonata per la Gran Viola di Paganini, la Sinfonia concertante di Mozart con l’Orchestra della Fenice di Venezia, dell’Arena di Verona, del Teatro Regio di Parma ecc.. All’attività di prima viola, affianca una intensa attività solistica e da camera con i migliori strumentisti ad arco italiani.
Benjamin Engeli è uno dei musicisti più versatili della sua generazione. Alla carriera da solista affianca quella di camerista e di docente nei principali paesi europei ma anche in Australia, India, Nord e Sud America. Come membro del Tecchler Trio, ha vinto il primo premio all’International ARD Music Competition a Monaco nel 2007 e si è esibito in sale prestigiose come il Concertgebouw Amsterdam, Konzerthaus Berlin, Wigmore Hall London, Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, Oriental Arts Center Shanghai, Konzerthaus di Vienna e Tonhalle di Zurigo. Attualmente è membro del Zurich Ensemble e del quartetto di pianoforti Gershwin Piano Quartet, con il quale ha tenuto concerti in Brasile, Cina e Asia.

25 aprile 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Philarmonic String Quintet Berlin

Wolfgang Amadeus Mozart Divertimento in si maggiore K. 137
Quintetto per clarinetto e archi in la maggiore K. 581
Felix Mendelssohn Bartholdy Sinfonia per archi Nr. 10 in si minore
Giuseppe Tartini Il trillo del diavolo, arr. per violino e archi di Henri Vieuxtemps
Gioacchino Rossini “La Tempesta”, Sonata a quattro Nr. 6 in re maggiore
Giovanni Bottesini Fantasia di Bellini “Sonnambula” per contrabbasso e archi
Bela Bartok Sei danze popolari rumene per archi

Il Quintetto d’Archi della Filarmonica di Berlino presenta una formazione unica: invece di aggiungere al quartetto d’archi un’ulteriore viola o violoncello, l’ensemble è completato da un contrabbasso. In tal modo, il quintetto supera i confini della musica puramente da camera andando verso una formazione con una dimensione più sinfonica.

Il Quintetto d’Archi della Filarmonica di Berlino nasce da una collaborazione di lunga durata tra Wolfgang Talirz e Romano Tommasini. Nel febbraio del 2007, tengono il primo concerto in Belgio, in poco tempo, l’ensemble ottiene notorietà internazionale, essendo, nello stesso tempo, ospite di varie manifestazioni in tutta Europa e svolgendo tournée in Asia, più volte l’anno. Luiz Felipe Coelho (primo violino) tra il 2007 e il 2008, è studente presso l’Orchestra Accademica dell’Orchestra Filarmonica di Berlino e nel 2012 ne diventa regolarmente membro. Romano Tommasini (secondo violino) assume il ruolo di primo violino nella Nancy Orchestra e nel 1989 diventa membro dell’Orchestra Filarmonica di Berlino.Wolfgang Talirz (viola) diventa membro dell’Orchestra Filarmonica di Berlino nel 1983 e prende attivamente parte a numerose formazioni di musica da camera, grazie alle quali ottiene diversi riconoscimenti. David Riniker (violoncello) oltre ai suoi impegni orchestrali, è particolarmente attivo come musicista da camera – per esempio come componente dei 12 Violoncellisti dell’Orchestra Filarmonica di Berlino. Janusz Widzyk (contrabbasso) dopo l’impegno con l’Orchestra Beethovenhalle di Bonn e la NDR Sinfonieorchester di Amburgo, nel 2001 diventa membro dell’Orchestra Filarmonica di Berlino. Claudio Mansutti (clarinetto) solista e camerista si è esibito in Europa, Asia e Stati Uniti con rinomate orchestra tra cui i Berliner Symphoniker presso la Filarmonie di Berlino, l’Orchestra di Banghok, Virtuosi di Praga, Moravian Philharmonic presso la Smetana Hall a Praga.

09 maggio 2018, ore 20:45, Chiesa di San Francesco - Udine

Beethoven la rivoluzione in musica

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60

Meeresstille und glückliche Fahrt (calma di mare e viaggio felice),
op. 112 Cantata in re maggiore per coro ed orchestra

Fantasia corale Schmeichelnd hold (lusinga amichevole) in do minore,
op. 80 per pianoforte, soli, coro ed orchestra

Paolo Paroni direttore diplomato con il massimo dei voti in organo presso il Conservatorio di Udine e in Direzione d’Orchestra presso l’Accademia di Vienna.
È stato ospite in rilevanti festival internazionali tra i quali: Music Biennale di Zagabria, Settimane Musicali di Sofia, Musica e Poesia a S. Maurizio di Milano.
Ha inoltre registrato per BNR (Radio Nazionale Bulgara) RAI, ORF (Radiotelevisione Austriaca), HRT (Radiotelevisione Croata), Koper (Slovenia), apparendo di frequente in diretta nazionale radiofonica e televisiva presso gli enti sopracitati. Diverse sono le collaborazioni con solisti di fama internazionale, tra i quali il violinista Stefan Milenkovich, i cantanti Teresa Berganza, Daniela Mazzucato, Maria Zadori, The Swingle Singers, l’Altenberg Trio Wien, i musicisti jazz Kenny Wheeler ed Enrico Rava.
Dal 2014 ricopre la carica di direttore ospite principale dell’Orchestra del New York Ballet e ha lavorato presso orchestre e teatri lirici di rilevanza internazionale e in sale da concerto quali: David H. Koch Theater al Lincoln Center di New York, Béla Bartók National Concert Hall al Müpa di Budapest, Tonhalle di Düsseldorf, Stadt-Casino Concert Hall di Basilea, Kodály Centre Concert Hall di Pécs, Bulgaria Concert Hall di Sofia, Lisinski Concert Hall di Zagabria, Radiokuturhaus di Vienna, Teatro Filarmonico di Verona, Teatro Olimpico di Roma.

L’Orchestra nasce dall’unione tra l’Accademia d’Archi Arrigoni condotta dal M° Mason e l’ottetto di fiati Il Cantiere dell’Arte con lo scopo di creare una orchestra giovanile regionale che raccolga i migliori artisti della nostra regione.
Le due compagini si sono già distinti in numerosi festivals nazionali raccogliendo consensi di pubblico e critica.


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18 novembre 2017, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Da questa parte del mare

di Gianmaria Testa
regia di Giorgio Gallione
elementi scenografici di Lorenza Gioberti
luci di Andrea Violato

Produzioni Fuorivia / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
In collaborazione con Teatro dell’Archivolto

Da questa parte del mare” è il libro della vita di Gianmaria Testa, è arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile, per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca.
É il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell’album omonimo, ed è un po’, anche, inevitabilmente, il racconto di Gianmaria stesso e delle sue radici. È il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni, ma è anche il racconto delle radici e della loro importanza. Radici che non sono catene, ma sguardi lunghi.
È il libro con cui Gianmaria si è congedato in pace, dopo una vita onesta e dritta.
È un patrimonio di riflessioni umanissime, senza presunzioni di assolutezza.
Un distillato di parole preziose che riesce a restituirci ancora e per sempre la voce
di Gianmaria. È uno sguardo lucido, durato più di 20 anni, sull’oggi.
Una lingua poetica, affilata, tagliente, insieme burbera ed emozionata. Bellissima.
Adesso questo libro diventa uno spettacolo teatrale vero e proprio e a portarlo in scena sarà Giuseppe Cederna che più volte ha condiviso il palcoscenico con Gianmaria e che con lui condivide ancora, soprattutto, una commossa visione del mondo. Giorgio Gallione, altro amico di Gianmaria, curerà la regia, provando a tradurre in linguaggio, immagini e forma teatrali, parole pensate per la pagina scritta, ma dense di sonorità e musica.

“Da questa parte del mare” è un viaggio struggente, per storie e canzoni, sulle migrazioni umane, ma anche sulle radici e sul senso dell’ “umano”. Un piccolo e intensissimo libro più potente di mille chiacchiere.
Babasunde, che ha perso il suo nome. Rrock Jakaj, violinista di Scutari. E poi quella ragazza intirizzita che cammina verso la stazione. E Tinochika, che si è aggrappato con tutto se stesso allo sguardo di una donna.
Gianmaria Testa è ritornato – questa volta nelle vesti non di cantautore, ma di scrittore – sul tema delle migrazioni contemporanee. E lo ha fatto senza retorica e con il solo sguardo sensato: raccontando storie di uomini e donne.

10 dicembre 2017, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

La Bottega del Caffè

di Rainer Werner Fassbinder
da La bottega del caffé di Carlo Goldoni
traduzione Renato Giordano
regia e adattamento scenico di Veronica Cruciani
con Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos
e con Mauro Malinverno (attore ospite)
scene e costumi di Barbara Bessi drammaturgia sonora di Riccardo Fazi
disegno luci di Gianni Staropoli
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Das Kaffeehaus, che il regista e autore teatrale e cinematografico tedesco mise in scena per la prima volta nel 1969 a Brema, riadatta la commedia che Goldoni scrisse nel 1750 senza tradirne i sottotesti: com’è nelle corde di Rainer Werner Fassbinder, artista inquieto, maledetto, e geniale, prevalgono le tinte fosche e lugubri, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente.
A portare in scena il lavoro è la Compagnia del Teatro Stabile, a cui si aggiunge Mauro Malinverno, attore di notevole classe: l’assieme è diretto da Veronica Cruciani, fra le punte di diamante di una generazione di registi italiani che sa indagare con sensibilità e molteplicità di linguaggi le luci e le ombre del nostro tempo.
«Nonostante si tratti di un’opera del 1969 – sostiene la regista – la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi, per questo la mia intenzione è di ambientarla in una Venezia contemporanea. Ci sembra che i personaggi nell’essenza interiore somiglino a molti protagonisti delle feste mondane che si danno sulle terrazze o nelle case eleganti del nostro Paese, dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia per celare invece disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo». In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d’individui si incontra e parla: discorsi che s’incentrano soprattutto sul denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo – sembra volerci dire l’autore – alla fine si deve pagare. Spiega infatti Veronica Cruciani: «Il lavoro di regia sarà costruito in modo tale da sottolineare l’andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di una situazione che si rivela sempre più l’incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dal desiderio del denaro e del potere».

20 dicembre 2017, ore ,

DELUSIONIST

di e con Natalino Balasso e Marta Dalla Via
produzione Teatria

Raccontiamo un presente alternativo dove non c’è più niente da recitare. I tempi son coriacei. Anche chi ha un obiettivo base come campare si trova a fare i conti con uno standard di sopravvivenza sempre più alto e con la frustrazione che ne deriva. Tutti vivono una specie di paradosso di Zenone economico: la soddisfazione, anche se lenta è sempre leggermente avanti a noi. Oggi, esistere è pura performance, e diventa salvifica una pillola che permette di rimanere accesi sette giorni su sette, ventiquattro ore su ventiquattro. Un semplice modo per debellare l’oltraggio alla produttività fatto dal tempo passato a dormire, o sognare forse.
Questo farmaco è il protagonista del nostro racconto. Insieme ai suoi effetti collaterali.
Creeremo una bolla comica, magica, riflettente e ne garantiremo l’esplosione sul finale. Se lo spettacolo non verrà percepito come un fallimento, avremo fallito e sarà un successo perché lo spettacolo è la cronaca di un fallimento, ma è anche la cronaca del fallimento dello spettacolo stesso. Perciò possiamo dire che se afferrerete il secondo livello di questo racconto lo vivrete come un insuccesso e quindi sarà un successo.
Ma se vi fermerete al primo livello di lettura e vi farete delle buone risate, lo spettacolo avrà successo e quindi sarà un fallimento.

Delusionist è un finale protratto. È quando lo spettatore esce dal teatro e si accorge che lo spettacolo non è ancora cominciato, si accorge che lo ha solo immaginato.
È come credere di essere il padre dei propri pensieri e invece ne sei figlio. Delusionist è una pièce contemporanea che non parla del contemporaneo, ma dell’impossibilità contemporanea di raccontare una storia condivisa. Delusionist è sottopalco che svela le mille battaglie sottopelle di una civiltà che mangia troppo superfluo e sta cagando il pensiero. Come ridere a un funerale, non dovevi farlo, ma è più forte di te, ormai l’hai fatto e ridendo hai infranto il rito.

18 gennaio 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

Il canto e la fionda

un progetto di Fabiano Fantini e Massimo Somaglino
drammaturgia e regia di Massimo Somaglino
interpreti Fabiano Fantini e Irene Canali, Miriam Costamagna, Daniele Palmeri, Giacomo Segulia, Mauro Sole, Francesco Tozzi, Francesca Zaira Tripaldi
musiche di Claudia Grimaz e Gianluigi Meggiorin
collaborazione artistica Alessandra Asuni e Maia Cornacchia
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
con il sostegno di Comune di Sedegliano / Regione Autonoma FVG

Il 30 ottobre del 1938 a Vicenza il ventiduenne Giuseppe Turoldo, ultimo figlio della più povera famiglia di Coderno di Sedegliano, emette la sua “professione solenne”, assumendo definitivamente il nome di ‘David’, pastore e poeta biblico. “I salmi e la fionda erano già, così, nel suo destino”, commenterà successivamente il suo fraterno amico di una vita, padre Camillo De Piaz.  Dalla fionda di David lungo l’arco della sua vita partiranno macigni, e sulla sua strada i Golia non sarebbero mancati.
Il canto e la fionda intende raccontare soprattutto il Turoldo civile e politico, e conseguentemente profondamente cristiano, uomo della coerenza assoluta tra il dire e il fare per la credibilità del Vangelo, della difesa della Chiesa come casa di tutti gli uomini, della centralità dei poveri come origine del proprio credo, della ricerca continua di un Dio a contatto con la gente.
In scena – Massimo Somaglino e Fabiano Fantini, a cui si deve questo progetto che ci riavvicina alla figura di Turoldo, a cent’anni dalla sua nascita – hanno riunito un gruppo di giovani attori, visti come veri portatori, oggi come sempre, delle istanze di speranza e di presenza civile, per una rappresentazione fisica e partecipata delle parole di padre Turoldo. Una adesione sentita e profetica, in rapporto con la società di oggi, della quale padre David già vedeva le storture e prevedeva gli sviluppi.

“La ricchezza va sempre più concentrandosi nelle mani di pochi. E sarà sempre più grave.”
“Ordine non è quando va bene solo per te o solo per me, ma per te e per me insieme.”
“L’America del sud è un cortile dell’America del nord dove io ho il diritto di fare ciò che voglio.”
“La Costituzione non è mai stata applicata,
parlano di cambiarla senza averla neanche applicata.”
“Il terrorismo è un figlio naturale del sistema. Non è forse terrorismo bombardare le città?”
“L’industria di guerra serve a pochi, a quelli che comandano.
L’industria di pace serve a tutti, e perciò non interessa.”

24 febbraio 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

I MIGLIORI DANNI DELLA NOSTRA VITA

di Carlo D’Alpaos e Giorgio Pustetto
scenografia e luci Paolo Lunetta
regia D’Alpaos-Pustetto
produzione C.A.M. Cooperativa Artisti Musicali

Cosa sarebbe la nostra vita senza tutti quegli strumenti tecnologici che compaiono, nuovi, ogni giorno e che diventano immediatamente “indispensabili“?
Come potevamo sopravvivere prima, senza tutti i vantaggi di comandare la vita con un click?
Non è entusiasmante imparare ad usare oggetti, dispositivi, linguaggi che si rinnovano continuamente?
E non è forse un segreto per mantenersi giovani doversi rinnovare sempre, prima di
essere sorpassati dalle ultimissime prossime novità?
A queste domande rispondiamo noi, Carlo & Giorgio, uomini del Ventesimo secolo prestati al Ventunesimo.
Se in questa epoca ci stiamo abituando alla velocità, la velocità con cui cambiare
telefonino, computer, televisore, modi di parlare, di pensare e perché no, visto che ci siamo, cambiare anche marito o moglie…. poteva essere diverso sul palcoscenico?
Anche noi camminiamo, anzi corriamo con i tempi cercando di rimanere aggiornati, provando a digitare, scaricare, connetterci, twittare, postare… e bene o male non risparmiarci nessuno di tutti questi che sono “i migliori danni della nostra vita”.

CARLO & GIORGIO, entrambi veneziani, rappresentano un nuovo volto del teatro comico. Autori e interpreti dei loro spettacoli, da oltre 15 anni rappresentano un fenomeno unico di comicità intelligente, sempre attuale, capace di coinvolgere un pubblico trasversale
In 16 anni di attività hanno scritto, prodotto e interpretato 16 diversi spettacoli, sono stati protagonisti di trasmissioni radiofoniche e televisive, hanno creato una quarantina di personaggi divenuti beniamini del loro pubblico.
Nella scelta di una comicità centrata sul costume e sull’analisi del quotidiano (e soprattutto mai volgare) hanno trovato la chiave che in questi anni ha conquistato un pubblico trasversale, riempiendo i teatri del nordest.
Perché con grande leggerezza Carlo & Giorgio riescono a rappresentare i drammi e le contraddizioni del nostro vivere, conducendo lo spettatore a riconoscersi, a sorridere di se stesso e soprattutto, dietro il sorriso, a riflettere.

20 marzo 2018, ore 20:45, Teatro Luigi Bon

UTOYA

un testo di Edoardo Erba
con la consulenza di Luca Mariani autore de Il silenzio sugli innocenti
regia Serena Sinigaglia
scene Maria Spazzi
luci Roberto Innocenti
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
co-produzione ATIR Teatro Ringhiera – Teatro Metastasio Di Prato
con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in italia

“Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utoya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa. Il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è. Quando ero un ragazzo e aprivo il giornale avevo una griglia, forse un po’ rozza, ma funzionale, per classificare quel che succedeva.
Pareva che in tutto il mondo alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento, e dessero la possibilità alle persone di trovare un modo per reagire. Ma dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto.
Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci da tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia.”
Edoardo Erba